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Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo PDF Stampa E-mail
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Scritto da fabio carugo   
Martedì 10 Novembre 2009 10:11

Parnassus - locandina filmUna macchina colorata che abbaglia. Mi devo fermare davanti ad una o, forse meglio, mille luci colorate che mi tramortiscono.
Sono appena uscito dal cinema e questa è la sensazione che provo davanti all'amplificatore di colori messo in scena da Terry Gilliam.

I colori, le immagini ... stordiscono. Il film è denso di immagini plasmate sull'eredità pittorica mondiale degli ultimi due secoli.
Le montagne assomigliano alla visione onirica di Arnold Bocklin (il Prometheus, ma soprattutto L'isola dei morti) è li che sia avvia l'anima vinta dal diavolo.
Paesaggi mitologici e concreti al tempo stesso; ci si trova scaraventati dentro l'immagine e si riesce a viaggiare sul ghiaccio, sulla nebbia e sulle nuvole come Caspar David Friedrich (Viandante sul mare di nebbia e Il mare di ghiaccio). Concretamente astratti e tesi alla ricerca di se stessi lontano dalla realtà in un dove fatto dalla mente altrui.

Le nuvole ricorrono, si spostano, mutano e diventano le nuvole surrealiste di Renè Magritte, talmente belle da bramarle e prendere una scala per toccarle o farle proprie.
Ma non solo le nuvole, sorprendono gli oggetti i fiumi antropomorfi come un'architettura di Salvador Dalì.
Una ruota colorata che muta, colpisce e illumina su uno sfondo bianco e nero che porta la mente al suprematismo di Kazimir Malevic forse per mettere una pausa per gli occhi di chi guarda e attirare l'attenzione delle spettatrici nei quartieri belli, dove il grigiore delle menti è a rischio davanti ad un mondo colorato.

Non si può raccontare si deve vedere, come un dipinto in movimento che vuole e riesce a raccogliere i colori e incanalarli verso lo spettatore.

 

Alla fine però mi torna in mente una recensione:

"Una rumorosa baracconata, visivamente strabiliante e di una noia stratosferica"

Frase scritta su Il giornale dal critico cinematografico [!?!] Massimo Bertarelli che, forse, come le signore attratte dal suprematismo della scena ha la mente ingrigita perchè poco avvezza al colore. Però non si perde nessun film di Boldi e De Sica e ride pure. Ad esempio su Vacanze a Rio scrive:

"Bisogna dirlo: Natale a Rio è uno dei più divertenti cinepanettoni dell'infinita serie natalizia targata De Laurentiis"

Ride con le scoregge e si annonia con Gilliam e in passato anche con Antonioni e Bergman.

Che dire: che una scoreggia lo sommerga.

In ogni caso, per tornare al film, metto una galleria di immagini/dipinti del film.

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